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mercoledì 25 novembre 2009

Scialpinismo: preparazione atletica


Scopo di questa scheda, è fornire la proposta di un “programma di allenamento” per la pratica dello scialpinismo a livelli di impegno fisico alto e molto alto, anche agonistico. Per sua natura, questo programma richiede quindi una buona costanza e un impegno non indifferente in termini di tempo e, certo, una giusta motivazione sportiva e alpina.

Il programma di allenamento proposto è, ovviamente, uno dei molti possibili, specie per uno sport “speciale” – quale è lo scialpinismo – che si svolge all’aperto, con una miriade di variabili, oggettive e soggettive. Le indicazioni fornite, inevitabilmente, non devono essere considerare in modo rigido, quanto piuttosto un’utile traccia di lavoro, da personalizzare sulla base dei propri gusti, delle proprie esigenze, dei propri obiettivi, delle proprie condizioni psicofisiche.

Premessa

Una preparazione atletica ha lo scopo di “allenare”, cioè abituare, il nostro organismo a “prestazioni” sempre migliori, essenzialmente in termini di durata e di sforzo fisco. In altri termini, il costante allenamento provoca degli adattamenti organici nel nostro organismo, che ne migliorano le prestazioni fisiche e psichiche. Il programma di allenamento andrà quindi ad agire sui seguenti fattori:

  • fattori organici : capacità e potenza aerobica e anaerobica, forza e velocità
  • fattori coordinativi : tecnica e abilità motoria
  • fattori psicologici : motivazione, attitudine, sicurezza.

In particolare, si agirà in via prevalente sui fattori organici, con una vera e propria preparazione atletica, che avrà positivi riflessi sugli altri due gruppi di fattori. In un secondo tempo, nel corso delle escursioni, saranno i fattori coordinativi e psicologici a entrare maggiormente in gioco.

La preparazione sarà basata su due principi fondamentali, alla base di ogni corretto allenamento:gradualità e costanza. Gradualità come incremento progressivo del carico di lavoro, sia come durata che come intensità; costanza come necessità di stimolare frequentemente il nostro corpo (tre o più volte la settimana) per apportare adattamenti evidenti.

L’allenamento deve inoltre essere pianificato, sulla base di tre punti principali:

  • stabilire l’obiettivo (o gli obiettivi) da raggiungere; ad esempio, arrivare in forma all’inizio della stagione, o per specifici appuntamenti agonisti, o ancora per salite/itinerari/escursioni di grande impegno.
  • individuare e stabilire le modalità di allenamento, anche in relazione al periodo stagionale.
  • stabilire la quantità e l’intensità del lavoro fisico da eseguire.

Piano d’allenamento

Il piano d’allenamento annuale sarà suddiviso in quattro fasi, o periodi principali:

FASE 1 - "generale "
Da giugno a settembre: in questo periodo si cercherà di innalzare soprattutto la resistenza aerobica, andando a colmare le carenze soggettive, e migliorando le capacità organiche di base quali le funzioni cardiache e respiratorie
FASE 2 - "speciale"
Da ottobre a novembre: l’allenamento si avvicina alla pratica sportiva vera e propria, con una particolare attenzione al lavoro intenso, per migliorare la capacità e la potenza anaerobica
FASE 3 - "agonistica"
Da dicembre a marzo: tutto è finalizzato all’attività sportiva o agli eventi agonistici, non mancando di eseguire alcuni “richiami” delle attività svolte nei periodi precedenti
FASE 4 - "transizione"
Da aprile a maggio: mantenimento della condizione fisica raggiunta.

Nell'organizzazione del programma di allenamento, è prioritario stabilire il numero di ore da svolgere nei quattro periodi principali, tenendo presente che la base di partenza è, ovviamente, il lavoro svolto, in termini di ore, nella stagione passata. Questo raffronto è molto importante, perché il massimo incremento del lavoro in allenamento è pari, di norma, al 20 per cento.

Programmazione generale

In generale, lo scialpinismo non agonistico è uno sport di tipo aerobico, cioè senza accumulo di acido lattico. Aumentando lo sforzo, si raggiunge al cosiddetta “soglia anaerobica”, oltre la quale l'acido lattico prodotto è superiore a quello smaltito. Tuttavia, se si hanno in programma salite/gite/escursioni di notevole impegno, e magari qualche rally/gara, occorre inserire nel programma di preparazione specifici allenamenti per migliorare la cosiddetta “resistenza lattacida”, cioè per abituare i muscoli a lavorare anche in presenza di quantità crescenti di acido lattico. Per impostare correttamente il lavoro, occorre inoltre identificare la nostra “soglia anaerobica”, tramite la corrispondente frequenza cardiaca. Questa frequenza, che possiamo definire “limite”, può facilmente ottenersi tramite il test di Conconi.

Il test di Conconi

Il test di Conconi è una delle metodologie pratiche più conosciute finalizzato alla valutazione del proprio stato di forma e delle proprie potenzialità fisiche, nelle discipline sportive aerobiche.

Si esegue preferibilmente su un percorso pianeggiante, meglio se su una pista di atletica, con l’aiuto di un compagno a bordo pista. Si deve percorrere una distanza prefissata (3 o 4 chilometri): ogni 200 metri si deve aumentare il ritmo della corsa, in modo che il tempo di percorrenza dei successivi 200 metri diminuisca di 2 secondi. Occorre rilevare il tempo di percorrenza delle singole frazioni di 200 metri e il relativo valore della frequenza cardiaca (FC), che deve aumentare al massimo di 8 pulsazioni al minuto (è consigliato l'uso di un cardiofrequenzimetro).

I dati così rilevati vanno inseriti in un sistema di assi cartesiani, ponendo sull'asse delle ascisse (orizzontale) la velocità (spazio percorso / tempo di percorrenza) e sull'asse delle ordinate la frequenza cardiaca.

Osservando il grafico, si noterà che la velocità e la frequenza cardiaca aumentano in modo lineare fino ad un certo punto, chiamato “punto di deflessione”, oltre il quale viene meno la linearità tra i due parametri. Tale “punto di deflessione” individua la frequenza cardiaca e la velocità di soglia anaerobica, cioè la velocità oltre la quale comincia ad aumentare la concentrazione di lattato nel sangue.

La “frequenza cardiaca limite” è quindi il punto di riferimento per le tre intensità di esecuzione dell’allenamento:

  • allenamento lento: fino al 90 per cento della frequenza cardiaca limite
  • allenamento medio: dal 90 al 97 per cento della frequenza cardiaca limite
  • allenamento veloce: oltre il 97 per cento della frequenza cardiaca limite


Dopo aver stabilito il programma di allenamento a lungo termine, si passa a organizzare le settimane di “carico” e di “scarico”.

Nel periodo generale, di norma si programmano tre settimane di carico crescente e una di scarico, con una diminuzione del lavoro pari al 40 - 50 per cento.

Nel ciclo successivo, cioè nel periodo speciale, il carico di lavoro aumenta, e si possono eseguire due settimane di carico e una di scarico.

Durante il periodo agonistico, si possono effettuare dei “richiami” dei lavori svolti in precedenza, organizzando l'allenamento in funzione dell’impegno dell’escursione (o dell’eventuale gara) domenicale.

Programmazione settimanale

La dettagliata programmazione delle settimane di allenamento deve tener conto di alcune considerazioni:

  • rispettare il più possibile la programmazione generale, a meno che non vi siano problemi di salute, infortuni, eccessiva stanchezza o, viceversa, eccessiva facilità nel sostenere il carico di lavoro programmato;
  • utilizzare i mezzi di allenamento in funzione del periodo stagionale. Nel “periodo generale”, cioè in estate, è possibile andare in bicicletta, correre, camminare con i bastoncini etc. Con l'avvicinarsi della stagione invernale, si passa gradualmente, se possibile, a mezzi più specifici e più “vicini” ai movimenti atletici dello scialpinismo, come ad esempio i roller;
  • dare la priorità ai lavori intensi, eseguendo successivamente gli allenamenti di lunga durata;
  • non trascurare, in relazione all’attività svolta, i tempi di recupero, la cui durata è indicativamente riportata nella tabella seguente
    Tipo di lavoroTempo di recupero in ore
    LENTO6 - 24
    MEDIO12 - 24
    VELOCE12 - 48
    AGONISMO12 - 72

  • curare e affinare la tecnica, sia in salita che in discesa, utilissima per conseguire la “massima resa con il minimo sforzo”.

Anche se non fanno direttamente parte del programma di allenamento, vi sono alcuni aspetti da considerare con la massima attenzione:

  • riscaldamento, importante per non incorrere in tendiniti o contratture;
  • defaticamento, per smaltire rapidamente l'acido lattico accumulato;
  • stretching e mobilità articolare, indispensabili per conferire elasticità alla muscolatura;
  • alimentazione, nel senso di seguire una dieta corretta;
  • integrazione alimentare, utile nel caso di attività molto intensa o agonistica. In questo caso, conviene anche raccogliere il parere del proprio medico;
  • eseguire periodiche analisi del sangue, in accordo con il proprio medico, per tenere sotto controllo la condizione fisica generale;
  • svolgere, indicativamente ogni due mesi, dei test di verifica per valutare i miglioramenti conseguiti. Il test di Conconi e i test sui massimali di forza sono necessari per aggiornare la frequenza cardiaca limite;
  • è infine consigliabile tenere costantemente aggiornato un “diario di allenamento”, con annotato non solo i lavori eseguiti, ma anche le sensazioni, le situazioni particolari etc.

Periodo generale
Nel “periodo generale” di allenamento, da giugno a settembre, si deve innalzare soprattutto la resistenza aerobica, andando a colmare le carenze soggettive, con un ampio ventaglio di possibilità atletiche: andare in bicicletta, correre in pianura e/o in salita, camminare con i bastoncini in salita, aggiungere in seguito lo zaino etc. Del programma di allenamento possono ovviamente far parte anche le classiche escursioni domenicali in montagna. Questo periodo è quello più facile da organizzare, sulla base dei gusti, del tempo disponibile, dell’ambiente che ci circonda (città piuttosto che paesi) e anche quello che concede più elasticità nella programmazione e nell’esecuzione

Periodo speciale e agonistico
In questi periodi, il lavoro diventa più specifico e mirato, aumentando nel contempo d’intensità. Occorre quindi un programma più rigoroso, di cui esponiamo una proposta dettagliata.

Mese di OTTOBRE

Programma da eseguire a giorni alterni

Durata %

50

30

10

10

Tipo

Lungo - lento

Lungo - veloce

Medio

Corto veloce

Durata media

Ore 2,15

Ore 1,45

Minuti 35

Minuti 25

Ritmo %

40

60

80

100

Freq. cardiaca

135 - 145

140 - 150

150 - 155

155 - 160

Come già detto, si può correre in pianura/salita (una delle attività più allenanti della capacità organica generale e specifica), usare la bicicletta, gli skiroll, la mountain bike etc.

Mese di NOVEMBRE

Programma da eseguire a giorni alterni

Durata %303040
TipoLungo - lentoMedio

Lavoro specifico da alternare

(**)

Durata mediaOre 1Ore 1
Ritmo %4080
Freq. Cardiaca135 – 145150 – 155

(**)Lavoro specifico: alternare i seguenti esercizi:

Allunghi: 15 – 20 minuti di riscaldamento; 1 minuto al massimo e 1 minuto di recupero (correndo piano) per 10 volte (totale 20 minuti); infine 10 – 20 minuti di defaticamento (totale massimo ore 1).

Ripetute: 15 – 20 minuti di riscaldamento; 2 minuti al massimo e successivo recupero al 40 per cento dello sforzo (frequenza cardiaca a circa 135) e ripetere per 10 volte; infine 10 – 20 minuti di defaticamento (tot massimo ore 1,30).

Variazioni di ritmo: 15 – 20 minuti di riscaldamento; 3 minuti all’80 per cento dello sforzo (frequenza cardiaca a circa 150); 3 minuti al 100 per cento dello sforzo (frequenza cardiaca a circa 165); ripetere per 5 volte; 15 minuti di defaticamento; ripetere il ciclo (totale massimo ore 1,30).

Piramidali: 15 – 20 minuti di riscaldamento; intervallate da 90 secondi di recupero, eseguire le seguenti fasi al massimo sforzo: 30 secondi, 50 secondi, 75 secondi, 110 secondi, 75 secondi, 50 secondi, 30 secondi; dopo un recupero di 10 minuti, ripetere il ciclo

Mese di DICEMBRE

Programma da eseguire 4 o 5 giorni la settimana, se possibile sugli sci

Durata %503020
TipoLungo - lentoMedio

Lavoro specifico

da alternare

(**)

Durata mediaOre 2Ore 1
Ritmo %4080
Freq. Cardiaca135 – 145150 – 155
(**)Lavoro specifico: alternare gli esercizi del mese di novembre

Ovviamente, in caso di allenamento sugli sci, i tempi, il ritmo e la frequenza cardiaca sono valori indicativi, sulla base dei seguenti criteri:

  • Lo sforzo “lungo - lento” assume maggiore importanza per abituare i muscoli al movimento specifico e, soprattutto, al peso dell’attrezzatura.
  • Per quanto riguarda il lavoro specifico, all’inizio del mese si tenderà a privilegiare la variazione del ritmo, mentre in seguito si punterà al potenziamento, ad esempio aumentando il ritmo su pendii ripidi o tracciando in neve fresca.
  • Cercare di sciare il più possibile, su pendii il più possibile diversi tra loro, per migliorare i riflessi, l’articolazione motoria e i muscoli specifici della discesa.
Mese di GENNAIO

Programma da eseguire 3 o 4 giorni la settimana, se possibile sugli sci

Durata %202060
TipoLungo - lentoMedio

Lavoro specifico

da alternare

(**)

Durata mediaOre 1Ore 1
Ritmo %4080
Freq. Cardiaca135 – 145150 – 155
(**)Lavoro specifico: alternare gli esercizi del mese di novembre

Ovviamente, in caso di allenamento sugli sci, i tempi, il ritmo e la frequenza cardiaca sono valori indicativi, sulla base dei seguenti criteri:

  • si riducono l’intensità e il volume del lavoro fisico (meno giorni e meno ore), ma per contro saranno più mirati allo sviluppo della velocità e della frequenza. Il “lungo - lento” si potrà fare una sola volta alla settimana;
  • lavorare molto sui “cambi” (salita – discesa – ripido – piano) meglio se sotto sforzo;
  • nel lavoro specifico eseguire molti cicli di “ripetute” e di “allunghi”, in grado di abituare l’organismo a un rapido recupero (e a un veloce smaltimento dell’acido lattico).

Nei mesi successivi, a seconda dell’attività scialpinistica o agonistica, si mantiene il programma di gennaio, per poi ridurlo progressivamente nel “periodo di transizione”.


A cura di Renzo Zonca
Con la consulenza di:
Paolo Valoti, Istruttore Nazionale Sci Alpinismo,
sezione CAI di Bergamo;
Giancelso Agazzi, medico,
componente della Commissione
Medica Centrale del CAI, sezione CAI di Bergamo.

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SCIALPINISMO


Il fascino di questa disciplina sportiva è difficile da descrivere a parole, ma forse risiede nel suo stesso nome: sci più alpinismo. In pratica, l'unione di due tra gli sport più belli ed esaltanti della montagna. Le impagabili soddisfazioni dell'alpinismo si uniscono così all'allegria tipica dello sci da discesa, creando una "miscela" unica, che per molti è più di un semplice sport: è uno stile di vita. Certo, occorre una certa preparazione ed esperienza, ma meno di quanto si possa immaginare.

Cos'è lo scialpinismo

Prima di tutto, cosa si intende per scialpinismo? Secondo il dizionario, si tratta di una "attività sportiva che utilizza gli sci per effettuare ascensioni ed escursioni in montagna, caratterizzate da notevole dislivello e discese fuori pista".

In altri termini, lo scialpinismo è il modo probabilmente più completo e affascinante per percorrere e scoprire la montagna innevata, basandosi sull'unione di due discipline sportive anch'esse di grande fascino: l'alpinismo e lo sci da discesa. Tuttavia, occorre precisare un fatto molto importante: per fare scialpinismo non è indispensabile essere "alpinisti". Il più delle volte, è sufficiente essere dei buoni "escursionisti", ben allenati fisicamente, preparati tecnicamente, ma non certo dei superuomini o degli "scavalcamontagne". Questo per dire che lo scialpinismo non è uno sport per pochi. Con le dovute cautele, e con un approccio corretto, si tratta di una disciplina sportiva alla portata di molti, in grado di regalare grandissime soddisfazioni, e con molti meno pericoli di quanto comunemente si possa pensare.

L'escursione in sintesi

Un'escursione scialpinistica è in tutto simile a un' escursione estiva, con l'ovvia e fondamentale differenza che la montagna è innevata. Per la salita si utilizzano gli sci, dotati di appositi attacchi mobili, che permettono di alzare il piede, come in una vera camminata. Sotto gli sci si fissano le cosiddette pelli di foca (oggi sintetiche) che permettono agli sci di scivolare in avanti, ma non all'indietro. La salita si svolge spesso seguendo l'itinerario estivo, con le necessarie "varianti" dettate dal terreno innevato. Sui tratti più ripidi e sulle creste, sarà necessario procedere a piedi, usando nel caso la tipica attrezzatura alpinistica: ramponi, piccozza e corda. La discesa, si svolgerà ovviamente su neve non battuta artificialmente. Ciò significa che ci potranno essere sciate memorabile in neve fresca o su neve primaverile, come pure discese "da incubo" su neve marcia o peggio crostosa, quasi più faticose della salita.

Classificazione delle difficoltà scialpinistiche
Gli itinerari sono generalmente classificati secondo la scala Blachère, che valuta un percorso con riferimento alle capacità dello sciatore:
M S - Medio Sciatore
Le pendenze sono moderate e lo sciatore deve essere in grado di muoversi con sicurezza su pendii aperti, ma anche con neve difficile. I boschi possono essere fitti e accidentati.
B S - Buon Sciatore
La pendenza dei pendii può arrivare ai 30 gradi e su di essi lo sciatore deve sapersi muovere, curvare e arrestare con sicurezza e nel punto prescelto (anche con neve difficile). I boschi possono essere anche molto fitti, ripidi e accidentati.
O S - Ottimo Sciatore
La pendenza è notevole (anche 40-45 gradi) e lo sciatore deve sapersi muovere con sicurezza, anche con neve difficile e tenendo conto dell'esposizione e di numerosi passaggi obbligati.
L'aggiunta della lettera "A" (Alpinista) indica che l'itinerario richiede - o potrebbe richiedere, in particolari condizioni - anche capacità alpinistiche, con l'uso delle relative attrezzature (corda, ramponi e piccozza).

In genere le difficoltà sono riferite alla montagna in condizioni "medie". Uno stesso itinerario, quindi, potrebbe risultare più o meno difficile, anche in misura rilevante, a seconda delle effettive condizioni di innevamento. Un accenno anche ai boschi, il cui progressivo inselvatichirsi e infittirsi rende il loro attraversamento - in assenza di evidenti sentieri e mulattiere - sempre più problematico e laborioso.

Non per tutti, ma per molti

Come accennato, lo scialpinismo non è una pratica sportiva riservata a pochi "superuomini". Dando per scontato un approccio graduale e rispettoso delle proprie capacità, ogni buon escursionista estivo che sia anche sciatore, può dedicarsi con ottimi risultati allo scialpinismo. In particolare, non è necessario essere un "buon" sciatore, mentre è sicuramente consigliabile essere un buon escursionista. In pratica, la condizione fondamentale per praticare lo scialpinismo è "conoscere la montagna in estate e frequentarla con regolarità". Compiere tre o quattro escursioni in montagna al mese, anche di buon impegno (dislivello superiore ai mille metri), rappresenta di fatto un allenamento fisico sufficiente per poter compiere, nell'inverno successivo, escursioni scialpinistiche di soddisfazione. L'ideale sarebbe poi aggiungere un programma di allenamento fisico specifico (due - tre ore settimanali) specie in previsione di escursioni invernali di un certo impegno.

Viceversa, è poco importante "saper sciare bene in pista": nello scialpinismo, lo "stile sciistico" è l'ultima cosa che interessa. L'importante è scendere a valle in sicurezza, con qualsiasi tipo di neve, su qualsiasi grado di pendenza, sui pendii più liberi come nei boschi più intricati, sul ghiaccio come nella neve fradicia e "marcia". Non di rado, una salita scialpinistica può durare tre, quattro, cinque ore, con uno zaino che può pesare tranquillamente quindici chilogrammi. E' quindi naturale che, nella successiva discesa, la stanchezza cominci a farsi sentire, imponendo uno stile sciistico essenziale, senza fronzoli e finezze, che privilegi prima di tutto la sicurezza. Non è quindi raro il ricorso anche allo "spazzaneve", o alla discesa in "derapata" sui tratti più ripidi o accidentati. L'importante è quindi "scendere sempre e comunque, non importa con quale stile".

Per chi volesse avvicinarsi allo scialpinismo, l'ideale è frequentare uno dei numerosi corsi organizzati dal Club Alpino Italiano, o appoggiarsi, se possibile, ad amici esperti, iniziando a seguirli nelle escursioni più facili, rispettando sempre il principio basilare della massima gradualità.

Preparare l'escursione

La preparazione di una salita scialpinistica è sostanzialmente analoga alla preparazione di un'escursione estiva, ma sicuramente ancora più importante. Mentre in estate può essere sufficiente individuare i sentieri per "andare sul sicuro", con la neve non sempre si può seguire il percorso estivo. Molte volte, occorre seguire un itinerario del tutto diverso, in base alla morfologia del terreno: evitare i tratti più ripidi e i canaloni, preferire le creste e le dorsali, evitare pendii troppo regolari a favore di un terreno accidentato, studiare attentamente la pendenza dei pendii (grazie alle curve di livello delle carte topografiche), ridurre il più possibile le traversate a mezza costa e l'attraversamento di canali, e molto altro ancora, che solo l'esperienza potrà consigliare. In pratica, l'intera escursione dovrebbe essere già "immaginata" e percorsa con la mente sulla cartina, con l'ausilio di una guida scialpinistica della zona (se esistente). Una conoscenza preventiva sempre utile, e a volte indispensabile, come nel caso di scarsa visibilità.

Una volta iniziata l'escursione sul terreno, occorre continuamente guardarsi intorno, per acquisire sempre nuovi elementi di valutazione: condizioni di innevamento (quantità e qualità), temperatura, valanghe già cadute, direzione del vento, presenza di cornici sulle creste, altri elementi di rischio. Tutti fattori che potranno tornare utili nella prosecuzione della gita: quale esatto percorso seguire, evitare i punti più a rischio, individuare le zone con neve migliore per la successiva discesa….

In generale, è ovviamente sempre consigliabile intraprendere un'escursione con buona visibilità e tempo stabile, specie se il percorso fosse poco frequentato, complesso e lungo. Oltre alla carta topografica, è importante avere sempre con sé la bussola e l'altimetro, il cui uso diventa veramente indispensabile nel caso di scarsa visibilità.

Attrezzatura ed equipaggiamento

Questo argomento, da solo, richiederebbe non una scheda, ma un intero libro, tanti e tali sarebbero gli argomenti da trattare. Si suppone quindi che l'abbigliamento specifico sia idoneo e adeguato, e che anche l'attrezzatura ordinaria sia posseduta (sci specifici, attacchi mobili, pelli di foca, rampanti, bastoncini specifici ecc). Al riguardo, nei negozi specializzati c'è solo l'imbarazzo della scelta, con prodotti sempre di ottima qualità. Sempre con la solita avvertenza di "vestirsi a strati", con capi facilmente indossabili, in modo da adeguare il vestiario, di momento in momento, alle esigenze ambientali. Sicuramente sono assolutamente da scartare le pesanti tute tipiche dello sci da discesa: durante una salita scialpinistica, anche in pieno inverno non è raro rimanere in maniche di camicia, se non in maglietta.

Un accenno invece un po' più approfondito all'attrezzatura "tecnica" e alpinistica, la cui conoscenza e capacità d'uso dovrebbe derivare, come già accennato, da una buona esperienza di escursionismo (o alpinismo) estivo. In particolare, non dovrebbero mancare uno spezzone di 15-20 metri di corda da 9 millimetri, completa di alcuni moschettoni con fettuccia, in modo da poter superare anche eventuali imprevisti (salti rocciosi, attraversamenti di ripidi canali ghiacciati o altro). In base alle caratteristiche della programmata escursione (pendii molto ripidi, creste, canali ecc.) l'equipaggiamento sarà completato dalla corda, imbracatura, casco, piccozza e ramponi.

Poiché la montagna invernale non è avara di sorprese, è sempre bene eccedere nell'equipaggiamento: se possibile, specie nel caso di gruppi, è consigliabile una barellina da montare con gli sci, una sonda (per tutti i componenti del gruppo) e una pala da neve (meglio più di una per gruppo).

Tra l'equipaggiamento non dovrà naturalmente mancare l'ARVA, ovvero l'Apparecchio Ricetrasmittente per la Ricerca dei travolti in Valanga. Tuttavia tale apparecchio non deve assolutamente dare una sensazione di eccessiva sicurezza, spingendo quasi a rischiare di più: si tratterebbe unicamente di una falsa sicurezza. Infatti recenti statistiche hanno dimostrato come la mortalità dei sepolti dalle valanghe dotati di ARVA - pari al 66 per cento - non sia poi di molto inferiore alla mortalità dei sepolti non dotati di ARVA - pari al 74 per cento - (H. Brugger, Servizio Valanghe Italiano, CAI).

Analogo discorso vale per il telefono cellulare: questo apparecchio non deve assolutamente indurre a "osare" più del dovuto, "tanto, se capita qualcosa, chiamo i soccorsi col telefonino". A prescindere da ogni considerazione morale o etica, il telefonino potrebbe non funzionare proprio quando ce ne sarebbe più bisogno: uno sperone o una stretta valle potrebbero "schermare" il segnale, il freddo potrebbe mettere fuori uso la batteria scaricandola completamente, una caduta potrebbe danneggiarlo…. Occorre quindi comportarsi come se il telefonino non esistesse, con la massima prudenza, senza correre rischi inutili. Se poi, in caso di necessità il telefonino funzionasse, sarà tutto di guadagnato.


Pericoli

Il principale pericolo cui va incontro lo scialpinista è rappresentato sicuramente dalle valanghe, definibili come "masse di neve più o meno grandi, che si mettono improvvisamente in movimento lungo un ripido pendio montano, scendendo rapidamente a valle". Il più delle volte, le valanghe che interessano gli scialpinisti sono provocate da loro stessi, "passando dove non si dovrebbe passare". In estrema sintesi, una condotta di gita oculata e attenta, permette di ridurre enormemente il "rischio valanghe", anche se, ovviamente, è più facile a dirsi che a farsi: il pericolo delle valanghe è infatti estremamente variabile, e spesso sorprende anche lo scialpinista più esperto. Non a caso, un famoso detto recita: "la valanga cade dove è già caduta, dove non è mai caduta e dove non cadrà mai più".

Occorre quindi, inevitabilmente, una certa esperienza "sul terreno", acquisibile unendosi a un gruppo già esperto, cercando nel contempo di farsi anche un'utile infarinatura teorica sulla materia.

In ogni caso, prima di compiere un'escursione, occorre sincerarsi delle effettive condizioni del manto nevoso, tramite gli appositi bollettini nivo-meteorologici, specifici provincia per provincia, in grado di fornire preziose indicazioni. Ma non basta: l'ascolto del bollettino deve durare per l'intera stagione invernale, anche quando non si hanno in programma escursioni, per avere un'importante "memoria storica" dell'evoluzione del manto nevoso e del relativo rischio valanghe. In definitiva, nella scelta dell'escursione, e nel dubbio sulla stabilità della neve, è sempre bene eccedere in prudenza, cambiando itinerario o fermandosi prima del previsto: le montagne non scappano, e ci sarà sempre tempo per ritentare.

I bollettini nivo-meteorologici dei vari settori delle Alpi e degli Appennini sono consultabili telefonicamente, via fax o su Internet. Tutte le informazioni sul sito dell'AINEVA.

Da un punto di vista medico, fisiologico e dell'alimentazione, lo scialpinismo presenta sostanzialmente le medesime problematiche dell'escursionismo.

La differenza con il "fuori pista"

A questo punto, si ritiene utile evidenziare la differenza sostanziale con il fuori pista: in questo caso, lo sciatore utilizza normali impianti di risalita per raggiungere un punto elevato, da cui iniziare la discesa appunto "fuori dalle piste battute". In questo caso, lo sciatore il più delle volte non ha nessun tipo di esperienza di montagna, non ha idea delle condizioni della neve e, purtroppo, molte volte neppure pensa alle valanghe. Questo per dire che il semplice fuori pista può essere molto più pericoloso dello scialpinismo, perché svolto da persone senza nessuna conoscenza tecnica delle montagna invernale e dei suoi pericoli.

Il "freeride": l'ultima frontiera?

In questi ultimi anni sta facendo la sua comparsa anche in Italia il "freeride": si tratta di una disciplina dello sci e dello snowboard, che potrebbe essere definita come uno "sci fuori pista elevato all'ennesima potenza", oppure come uno "scialpinismo senza salita". O, forse, come l'unione delle due cose, condita con un po' di sci acrobatico. Di certo, come dice il nome stesso, il freeride non ha e non vuole regole, bensì vuole essere libero, nel senso più letterale del termine. Sciare quindi ovunque e in qualsiasi modo, con l'unico vincolo dettato dalle esigenze di sicurezza personale. Cerchiamo di saperne di più.

Freeride, fuori pista e scialpinismo a confronto

"Freeride" significa, letteralmente, "girare liberi", e quindi può essere assimilato, come detto, allo sci fuori pista elevato all'ennesima potenza. Mentre il classico sciatore fuori pista ricerca sostanzialmente "piste, ma non battute", e quindi pendii anche ripidi ma regolari, ampi, senza imprevisti e pericoli particolari, con un comodo rientro a valle, e magari solo come un semplice intermezzo delle comode e facili discese sulle piste battute, per il freerider la discesa fuori pista è "tutto", in tutti i sensi. Ecco quindi la ricerca non delle discese in senso generico, bensì della "discesa", unica, personale, per certi versi ideale. Non importa quanto ripida, accidentata o difficile.

Per i più esperti, ecco la ricerca di intere pareti lungo le quali scendere, canaloni vertiginosi che fanno venire i brividi solo a vederli, seracchi e crepacci da evitare, boschi accidentati che mettono a dura prova l'orientamento, rocce affioranti…. In pratica, un condensato di emozioni e di sensazioni, e ovviamente di rischi, inutile negarlo, difficile da rendere a parole. Di certo, una sola discesa in queste condizioni può valere quanto un'intera giornata sulle piste, se non di più.

Ma allora, il freeride è come lo scialpinismo? In realtà, le differenze sono ben evidenti, e diremmo nette. Nello scialpinismo, dove tutto è finalizzato alla conquista della vetta, la discesa è una componente importante della gita, ma non certo l'unica. La salita, ad esempio, è parte fondamentale dell'escursione, e spesso regala allo scialpinista grandissime emozioni e soddisfazioni, tipiche appunto dell'alpinismo. La successiva discesa, se fatta con buona neve, costituisce quindi "solo" il coronamento e il premio finale di una bella ascensione. Viceversa, con pessime condizioni di neve o di tempo (neve marcia, ghiacciata o peggio crostosa, nebbia…), la discesa viene quasi a trasformarsi in una penitenza, da concludersi il più rapidamente possibile.

Per il freerider, invece, come abbiamo visto, conta solo e solamente la discesa. La salita è quindi secondaria, e comunque funzionale al raggiungimento del punto di partenza della discesa. E quindi sono utilizzati tranquillamente gli impianti di risalita e - orrore di tutti gli scialpinisti degni di questo nome - anche l'elicottero.

Un'altra differenza riguarda le condizioni fisiche con cui si affrontano le discese: lo scialpinista, per quanto allenato, ha alle spalle ore e ore di faticosa salita con un pesante zaino in spalla, ragion per cui in discesa deve fare i conti con l'inevitabile stanchezza che lo porta, in genere, a "evitare le rogne", e comunque a cercare la via di discesa relativamente più facile e sicura. Il freerider, viceversa, può iniziare la discesa perfettamente riposato, magari dopo un periodo di riscaldamento muscolare, con uno zaino più leggero, potendo scegliere esattamente l'ora per garantirsi condizioni ottimali di neve, per cui può permettersi di affrontare la discesa in modo decisamente più atletico, sportivo, alla ricerca del puro piacere di sciare.

In conclusione, mentre lo scialpinista deve suddividere e dosare le sue energie, sia fisiche che mentali, tra la salita e la discesa, il freerider può concentrarsi sulla sola discesa. Una differenza non da poco. Ma non si possono neppure dimenticare le differenze di carattere "etico", spesso molto sentite dagli scialpinisti, ad esempio per ciò che riguarda l'uso dell'elicottero in montagna.


Fonte: Renzo Zonca



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