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sabato 12 dicembre 2009

DIETA E AGONISMO


Dieta pre-gara

Durante il lavoro muscolare si verifica un progressivo impoverimento delle scorte di glicogeno che sono presenti nei muscoli e nel fegato (circa 40g. in totale, nei muscoli circa 2g./100g. di tessuto); già dopo un'ora di gara la diminuzione del glicogeno muscolare può essere del 50%. Inoltre la velocità con cui il glicogeno viene metabolizzato dipende dalla potenza erogata, infatti, se il soggetto usa anche parzialmente la via anaerobica, il consumo di glicogeno è 18 volte più rapido rispetto alla semplice via aerobica. Quindi il fatto di erogare maggior potenza si paga rimanendo con il serbatoio del carburante a secco. Questa rappresenta la causa principale di tutte le scoppiature nelle gare a forte componente aerobica di lunga durata. Ecco, dunque, la necessità di aumentare al massimo le scorte di glicogeno prima della gara.

pasto pre-gara
(la sera precedente la gara)
aumento del contributo calorico proveniente dai glucidi al75% (normalmente 50-55%)

L'effetto di carico si potenzia se, alcuni giorni precedenti la gara, si effettua un allenamento che impoverisce molto le scorte di glicogeno; infatti questo stimola una sintesi più accentuata di glicogeno (condizione definita di "supercompensazione"). L'associazione della procedura di svuotamento al carico glucidico pre-gara può aumentare le scorte di glicogeno del 20-40% rispetto al normale.

Poiché il pasto viene consumato la sera, si pone il problema se le ore che trascorrono possono portare ad un parziale depauperamento delle scorte di glicogeno. Alcuni dati indicano in effetti che, un digiuno di 6-12 ore, può portare ad una più precoce diminuzione del glicogeno muscolare. Pertanto, si consiglia, nelle 6 ore precedenti la gara, di assumere un pasto leggero (senza grassi) che includa 70-100 g di carboidrati. E' interessante ricordare la provenienza dei carboidrati ossidati dal muscolo durante un esercizio di lunga durata (ad esempio 4 ore di ciclismo ad una potenza uguale al 70% della massima): la percentuale di carboidrati, proveniente dal glicogeno muscolare, diminuisce progressivamente e si annulla praticamente intorno alle 4 ore; la diminuzione è compensata da un progressivo aumento del glucosio assunto dal sangue, che proviene dal glicogeno contenuto nel fegato.

La dieta dissociata
Questa variante è stata proposta un po' di anni fa con fortuna varia. La soluzione più recente prevede che l'atleta, circa una settimana prima della gara, compia un allenamento abbastanza pesante da impoverire grandemente le scorte di glicogeno.
Questa condizione di per se stimola la resintesi di glicogeno. Tuttavia, il principio della dieta è quello di non soddisfare questa tendenza, ma anzi di affamare ulteriormente i muscoli, impoverendo grandemente l'apporto di zuccheri per un paio di giorni; successivamente, quindi quando mancano tre giorni alla gara, si effettua il carico glucidico.
La dieta non è ben sopportata ed è attualmente preferita la soluzione della dieta pre-gara.


Reintegro dei carboidrati dopo gara

Dopo una gara lunga ed impegnativa occorre iniziare abbastanza presto ad assumere carboidrati. Si consiglia di assumere 50-75 g di carboidrati ogni due ore. Le bevande ricche in zuccheri sono indicate per il reintegro dopo la gara. Se l'apporto di carboidrati è ottimale, le scorte si riformano alla velocità del 5% all'ora. Quindi occorrono 20 ore per un ristoro completo delle scorte di glicogeno. La velocità di resintesi è comunque variabile tra i soggetti e sicuramente diminuisce con il progredire nell'età.

Il rifornimento in gara

La bevanda ideale contiene glucosio al 4-8%, assumere almeno 600-1200 ml/ora, l'entità dell'assunzione dipende dalla sudorazione. Questo consente l'assimilazione di 30-60 g di carboidrati all'ora. Non è indicato il fruttosio; questo zucchero deve essere infatti prima convertito in glucosio per essere assorbito e quindi il tempo di assimilazione e di arrivo ai muscoli è circa cinque volte più lungo.




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venerdì 11 dicembre 2009

ALIMENTAZIONE E SPORT


Sul piano fisiologico le caratteristiche del "motore biologico" sono ben definite e sostanzialmente immodificabili.

Il motore biologico, rispetto a quello meccanico, ha una mirabile prerogativa, può infatti funzionare variando il combustibile (o, con terminologia biologica, il substrato) che è rappresentato da grassi, zuccheri, proteine e alcool.

Se trascuriamo l'alcool, alimento non presente in natura, e ci limitiamo a considerare grassi, zuccheri e proteine, scopriamo che la scelta del combustibile è effettuata autonomamente dalle cellule muscolari in base a:

  • tipo di lavoro
  • disponibilità del substrato (grassi, zuccheri, proteine)

Pertanto, volendo affrontare il problema dell'alimentazione nello sport, bisogna tenere conto delle scelte metaboliche effettuate autonomamente dall'organismo.

La fisiologia ha chiarito con precisione quali sono i consumi energetici relativi alle varie attività sportive e in quale misura i vari substrati intervengono a fornire il contributo calorico. Lo stesso ragionamento vale anche per un altro aspetto che tipicamente caratterizza le attività sportive e cioè l'equilibrio idrico e salino. E' ben noto che le attività sportive, in particolare in determinate condizioni ambientali, comportano sudorazione, il quesito è dunque quanto bere e cosa? Alcuni casi possono essere difficili da trattare in quanto escono dall'ambito della normalità gestibile in base all'esperienza e al buon senso. Tuttavia può essere che, in seguito alla progressiva riduzione dell'attività fisica nella vita di tutti i giorni, si sia parallelamente perduta o notevolmente affievolita l'esperienza che suggerisce l'alimentazione adatta in relazione al carico di lavoro.

Per tranquillizzare si deve aggiungere che la specie umana si è evoluta come razza sostanzialmente migratoria e non stanziale e ha affrontato viaggi faticosi e infiniti fidando solamente sulla forza delle proprie gambe e sull'alimentazione disponibile.
Qualche gita famosa !!
... l'attraversamento dello stretto di Bering (chissà quando!) da parte di popolazioni asiatiche verso l'attuale nord America.
... Annibale che attraversò le Alpi nel 218 a.C. (portatori di eccezione 58 elefanti)
... il passaggio del Gran S. Bernardo da parte dell'armata napoleonica il 20 maggio del 1800
... la scalata dell'Everest da parte di Hillary e Tenzing nel 1952.
Ignoriamo l'alimentazione degli asiatici che attraversarono lo stretto di Bering e quella di Annibale, ma si ritiene che non si portarono dalla lontana patria bottiglie di vino e alimenti preconfezionati. Si sa che Napoleone mandò suoi emissari nel vallese l'anno precedente la spedizione; questi scelsero accuratamente gli alimenti che avrebbero potuto compensare le fatiche dei valorosi soldati che dovevano trascinare (insieme ai muli) i pezzi d'artiglieria fino ai 2472 m del colle; essi inoltre chiesero in tutti i villaggi di preparare grandi scorte di biscotti e carne secca. E' noto invece, dagli appunti di Hillary, cosa i due conquistatori dell'Everest mangiarono la vigilia e la mattina dell'attacco: sardine in scatola con miele e come bevanda tanta limonata (forse non avevano altro).
Tutto ciò per dire che le risorse metaboliche del motore biologico sono incredibili e forse la sua principale caratteristica è quella di adattarsi a mutevoli condizioni.
E' tuttavia possibile affermare con certezza che quanto si sa oggi sull'alimentazione e quanto è disponibile in termini di alimenti dedicati all'attività fisica, sarebbe risultato utile ad Annibale e compagni, ai soldati napoleonici e a tutti coloro che corrono, scalano, pedalano e a chi ancora non lo fa.

In generale, la composizione della dieta è raccomandata in base al modello cosiddetto dellapiramide alimentare:

Il passaggio dalla base all'apice della piramide simboleggia una progressiva riduzione del contributo di un determinato alimento.
La base della piramide è occupata da pane, cereali, riso epasta; al di sopra si trova una fascia occupata in ugual misura da verdura e frutta, al di sopra ancora sempre in ugual misura carne e latticini, all'apice della piramide, quindi con un contributo minimo, i grass i e i dolci.

In pratica, il modello della piramide prevede un contributo calorico coperto:

  • almeno al 50% da carboidrati provenienti in ugual misura da cereali e frutta;
  • un consistente apporto di fibre vegetali;
  • un apporto calorico del 20% da parte di latticini e carne;
  • il restante 30% da grassi

Non stupisca il contributo calorico dei grassi, malgrado la relativa esiguità dell'apporto alimentare (30-40 g). I grassi hanno infatti un valore calorico di 9 kcal/g, mentre zuccheri e proteine 4 kcal/g.

Naturalmente, a seconda delle caratteristiche dell'individuo, dal tipo di sport praticato e dal livello di preparazione atletica, la dieta può variare.


Benessere.com



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sabato 5 dicembre 2009

INTEGRAZIONE ALIMENTARE ED IDRICA IN UNA LEZIONE DI AEROBICA AD ALTO IMPATTO





Nell'articolo "Il costo energetico dell'aerobica alto impatto", sulla base di dati sperimentali, è stato calcolata quanta energia viene spesa durante una lezione di aerobica e, soprattutto, le modalità con le quali avviene questa "spesa energetica". Si è potuto costatare che in genere gli allievi di aerobica tendono ad esercitarsi ad una intensità che è, sia pure non di molto,superiore ai limiti del lavoro puramente aerobico . Questi dati dovrebbero risultare estremamente utili per gli Istruttori quando si accingono a definire la coreografia di una lezione. Ciò è ancor più vero se si tiene anche conto che la ricerca ha dimostrato che, poichè non tutti i soggetti possiedono le medesime capacità fisiche, per alcuni la lezione risulta particolarmente impegnativa, per altri ampiamente nei limiti di un impegno aerobico.

In questo articolo vengono ancora analizzati i dati sperimentali dell'articolo citato per cercare di trarre altre interessanti informazioni, in particolare relativamente ad un aspetto fondamentale della vita umana: l'alimentazione .

L'argomento è trattato non per atleti di alto livello, ma per persone "normali". Una corretta alimentazione è infatti uno degli aspetti più importanti da considerare sia in chi fa esercizio fisico per mantenersi in forma, sia in coloro i quali scelgono di fare del movimento per dimagrire (che sono le due motivazioni principali che spingono il "non atleta" a fare sport). Anche per il "non atleta", infatti, fare attività fisica significa mettere in crisi l'organismo per fare in modo che questo si adatti allo sforzo e quindi diventi più efficiente. Tuttavia se in questo processo si trascura di mantenere intatta la capacità di reagire allo sforzo ecco che, invece di adattarsi e portarsi ad un livello di forma più elevato, l'organismo andrà incontro ad un progressivo peggioramento della propria efficienza, rendendo inutile, se non dannosa, la pratica dell'attività sportiva. Tutto ciò è particolarmente vero quando ci si riferisce, per esempio, alla reintegrazione idrica, ma ha una sua importanza anche per ciò che riguarda la corretta alimentazione. In tal senso sapere quanto si è perso (non solo in termini di calorie, ma anche di alimenti) e soprattutto cosa si è perso (grassi o zuccheri?) diventa importante ai fini dell'efficacia della pratica sportiva, anche in considerazione del fatto che questi "non atleti", una volta terminata l'ora di palestra, riprendono ritmi ed abitudini alimentari imposte dalla normale vita di relazione (lavoro, famiglia, etc.).

L'aerobica per dimagrire?

Quando si considera il costo energetico in termini di perdita di peso corporeo si evidenzia una situazione poco gratificante (almeno per chi ha l'obiettivo di dimagrire), in quanto il calo reale ponderale va dai circa 50 grammi per le donne principianti ai circa 85 grammi per gli uomini esperti. Tali valori non hanno nulla a che vedere con il chilo che risulta mancare sulla bilancia alla fine della lezione che è determinato quasi esclusivamente dalla perdita di acqua. Ciò è la dimostrazione, inequivocabile, dell'inutilità di esasperare la sudorazione con tute impermeabili durante l'attività, in quanto la perdita di peso che così si determina è puramente illusoria e viene subito compensata "bevendo". Quando si voglia poi tradurre in alimenti la reale portata di una lezione di aerobica, quale quella da noi monitorata, si vede che, alla fine della lezione, è sufficiente ordinare al bar un cappuccino con una brioche perché gli uomini esperti abbiano reintegrato la spesa e le donne principianti abbiano addirittura guadagnato qualche grammo. Da quanto detto risulta chiaro che chi decide di utilizzare l'aerobica come mezzo per dimagrire non può prescindere dall'integrare l'attività fisica con una dieta appropriata , mentre chi ha lo scopo di mantenersi in forma non deve ritenere l'ora di lezione come un piacevole, anche se faticoso, viatico per una cena luculliana.

Un aspetto altrettanto importante relativo al dispendio energetico in funzione del reintegro alimentare è dato dall'analisi dei substrati energetici che vengono utilizzati dall'organismo per produrre l'energia necessaria al movimento (tale analisi è possibile dall'analisi dell'ossigeno consumato e dell'anidride carbonica prodotta). Se si analizzano infatti le fonti dalle quali proviene l'energia utilizzata durante la lezione, si vede che la maggior parte di questa deriva dalla combustione degli zuccheri. Infatti gli zuccheri contribuiscono per il 66% negli uomini e per il 72% nelle donne a fornire l'energia. Ciò significa da un lato che l'esercizio è troppo intenso per essere classificato come puramente aerobico e dall'altro che l'efficacia dimagrante dello stesso è fortemente ridotta dal fatto che l'intensità è elevata.

Infatti, come noto, l'organismo "sceglie" come "benzina" per i propri muscoli alternativamente zuccheri o grassi in relazione all'intensità dello sforzo. Quando questo è impegnativo i muscoli ricorrono agli zuccheri, mentre quando questo è lieve o moderato sono i grassi a venire bruciati. Questo è il motivo per cui l'attività motoria consigliata per ridurre le riserve di grasso (dimagrire) è essenzialmente quella di lunga durata a bassa intensità (jogging, footing, nuoto, ciclismo, etc). Fra queste indubbiamente rientra anche l'aerobica, quando però sia realmente "aerobica", cioè di lunga durata e bassa intensità, mentre questo non sembra essere il caso di molte lezioni, tra cui quelle monitorate.

Per comprendere meglio la differenza tra un esercizio a bassa intensità ed uno a più alta intensità si osservi come cambiano le fonti energetiche, specialmente nei maschi, quando si passi dalla fase di riscaldamento aerobico alla fase di aerobica vera e propria: da un contributo di zuccheri del 50% circa si sale, con l'aumentare dell'intensità dell'esercizio, ad un contributo del 70%.

In conclusione, è nostra opinione che una lezione di aerobica, quale quelle da noi studiate, abbia una significativa efficacia sull'apparato cardiovascolare e quindi sia di entità appropriata, quando abbia come scopo il mantenimento dell'efficienza fisica e venga praticata da individui che abbiano già un discreto stato di allenamento. Viceversa riteniamo sia di intensità eccessiva per tutti coloro che iniziano la pratica dell'attività fisica oppure che abbiano come obiettivo quello del dimagramento.


Reintegro idrico-salino

Un altro aspetto non trascurabile da considerare durante una lezione di aerobica é quello del reintegro idrico e salino. L'acqua svolge, infatti, un ruolo fondamentale nell'organismo, ancor più quando questo è sottoposto ad uno sforzo fisico: in questo caso ad essa spetta il compito di regolare la temperatura corporea. E' a tutti noto che l'uomo è un animale a "sangue caldo". Con questo termine si vuole significare che la temperatura corporea dell'uomo rimane costante, o dovrebbe rimanere costante, quale che siano le condizioni ambientali esterne. In altri termini noi non ci comportiamo come i serpenti che immagazzinano calore l'estate e vanno in letargo l'inverno. La capacità di mantenere costante la temperatura è demandata al sistema termoregolatore il quale regola le perdite di calore, generalmente attraverso la cute, in modo tale che la temperatura interna rimanga sempre intorno ai 37 gradi centigradi. Durante uno sforzo fisico l'organismo è chiamato ad una elevata produzione di energia. Di questa energia, però, solo una parte (nel nostro caso forse il 40%) viene utilizzata per permettere ai nostri muscoli di contrarsi (quindi a noi di saltare e muoverci), mentre il resto viene trasformato in calore. Quest'ultimo, se non venisse disperso nell'ambiente, causerebbe un rialzo della temperatura corporea incompatibile con la vita stessa. Alla perdita di questo calore provvede, come detto, il sistema termoregolatore attraverso diverse vie, la più importante delle quali, nelle condizioni da noi verificate durante la lezione di aerobica, è l'evaporazione del sudore. Si tratta, cioè, di far passare le goccioline di sudore che si producono sulla pelle, dallo stato liquido (sudore, per l'appunto) a quello gassoso (vapore). Questo processo, del tutto simile a quello della bollitura dell'acqua, richiede energia (calore), che sottratta al corpo lo raffredda. Queste succinte informazioni danno già alcune precise indicazioni:

1.durante un esercizio fisico si perde molta acqua per termoregolare l'organismo
2.è molto più elevata la riduzione di peso dovuta alla perdita di acqua che a quella di grassi o zuccheri;
3.la perdita di acqua per essere efficace deve avvenire sotto forma di vapore e non solo di sudore;
4.tutta l'acqua persa sotto forma di sudore non evaporato è inutile;
5.l'evaporazione del sudore avviene tanto più facilmente quanto più bassa è l'umidità ambientale e quanto più ventilata è la superficie corporea (evitare quindi le tute impermeabili o abbigliamenti eccessivi);
6.il contenuto di acqua del corpo deve essere mantenuto il più costante possibile al fine di mantenere sempre efficiente il meccanismo termoregolatore.

Quest'ultimo aspetto è particolarmente importante perché si è calcolato che una perdita di acqua pari al 2% del peso corporeo determina un sensibile riduzione delle capacità di prestazione di un individuo . In altri termini se un uomo di 70 kg perde 1.4 litri di acqua con il sudore e non li reintegra rapidamente, le sue capacità fisiche si riducono fortemente e quella che all'inizio poteva sembrare una piacevole lezione diventa uno sforzo fisico sempre più pesante. Se le perdite idriche continuano, senza che si ricorra ad una continua ed adeguata reintegrazione, e si arriva a superare la quota del 4% (in molte gare come il ciclismo o la maratona questo è la norma) allora si mette a repentaglio la stessa vita per l'insorgenza del "colpo di calore".Non è certo questo il caso dei praticanti di aerobica, i quali fanno registrare perdite idriche oscillanti da 0.6 a 1.2 litri, che, in termini di percentuale del peso corporeo, raggiungono il valore più elevato negli uomini e donne esperti (1.6%). Questi valori non sono pericolosi, anche se si pongono ai limiti della compatibilità con il mantenimento dell'efficienza fisica (le donne principianti, al contrario, sono ampiamente entro questi limiti, grazie al modesto dispendio energetico da loro evidenziato). Tuttavia se si considera che la maggior parte del dispendio energetico avviene nella fase aerobica propriamente detta (50% del totale), si comprende come lievi prolungamenti di questa fase avrebbero degli effetti molto marcati sulla perdita idrica.

In ogni modo, quale che sia l'ipotetico ulteriore aggravamento della perdita idrica, anche quella da noi registrata risulta tale da richiedere una adeguata ed immediata reintegrazione, anche durante la lezione stessa, affinché l'organismo sia in grado di sopperire alle esigenze di termoregolazione, senza che si determinino delle situazioni di stress fisico eccessivo che renderebbe meno gratificante, oltre che meno utile, la pratica dell'attività sportiva.

La necessità di un reintegro rapido ed adeguato non riguarda solamente l'acqua. Infatti, se si analizza il contenuto del sudore, si può notare come questo non sia composto di sola acqua ma contenga anche un certo numero di minerali: in particolare sodio (Na+), cloro (Cl-), potassio (K+) e magnesio (Mg++). Se l'acqua ha il compito di mantenere la temperatura corporea costante, i sali minerali svolgono funzioni altrettanto importanti nell'organismo. In particolare, quelli presenti nel sudore partecipano alla regolazione dell'equilibrio elettrico delle membrane delle cellule nervose e muscolari (Na+ e Cl- ) oppure alla regolazione enzimatica di numerose vie metaboliche deputate alla produzione di energia (K+ e Mg++ ). La mancanza, o meglio, la riduzione del contenuto di questi minerali nell'organismo, pertanto, può diventare causa di un non perfetto funzionamento dei processi di contrazione muscolare e quindi di una riduzione della stessa capacita di prestazione durante un'attività fisica.

Ne consegue che il mancato reintegro sia di acqua che di sali può determinare un stress eccessivo per l'organismo. Appare evidente pertanto che già durante le lezioni è necessario provvedere ad un immediato reintegro non solo dei liquidi perduti, ma anche dei sali. Il reintegro deve essere poi completato nei giorni di inattività, onde evitare che il sommarsi delle perdite che si verificano nelle diverse sedute settimanali possa condurre ad una condizione di deficit idro-salino cronico.


A cura del Prof. Mario Testi

Testo del Dott. Marcello Faina




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